Visioni urbane alla Design Week 2016

10:11 valentina solano 0 Comments


#DesignWeek


Architettura, paesaggio e città aprono le porte della Design Week 2016 più famosa d’Italia, con la mostra 30<30 che dal 10 Aprile colora le pareti della Galleria Tulpenmanie di Milano.

L’esposizione non è altro che il risultato di una call for drowings che già di per sè ha rappresentato una sfida. I giovani artisti provenienti da tutto il mondo hanno infatti sottoposto i propri lavori ad una giuria di eccezione: Matteo Agnoletto, Carmelo Baglivo, Baukuh, Marco Biraghi, Gianni Braghieri, Andrea Branzi, Marco Brizzi, Pier Federico Caliari, Elisa Cristiana Cattaneo, Alberto Ferlenga, Davide Tommaso Ferrando, Luca Galofaro, Cherubino Gambardella, Matteo Ghidoni, Ugo La Pietra, Fosco Lucarelli, Sara Marini, Antonello Marotta, Luca Molinari, Valerio Paolo Mosco, Domenico Pastore, Franco Purini, Maurizio Oddo, Renato Partenope, Maurizio Petronio, Carlo Prati, Luca Ruali, Valter Scelsi, Cristiano Toraldo di Francia, Angelo Torricelli, Daniele Zerbi.


lI lavoro di Antonio Buonaurio, classe 90, è stato selezionato per l’esposizione e non potevamo non farci raccontare qualcosa in più di questa call.
“Il vernissage del 11 Aprile è stata la sintesi finale della Call for architetural drowings in cui l’unico requisito, tassativo, era quello di essere under 30 (da qui il titolo del concorso 30<30). Per il tema non sono stati posti vincoli, né sotto il profilo della tecnica realizzativa (collage digitali, disegni a mano ecc.) ne sotto quello dell’argomento: infatti si spazia dall’architettura, all’urbanistica fino al progetto. Dunque, sotto un certo punto di vista, il fatto di non avere veri e propri vincoli ha rappresentato un vantaggio, in relazione alla possibilità di poter esprimere la propria visione dell’architettura liberamente.
Come già sottolineato, il fil rouge che accomuna i lavori dei 30 partecipati è quello dell’età. Ma, superato il limite anagrafico, è possibile notare come, definita una tematica più o meno comune (come può essere quella del paesaggio urbano e dell’ambiente abitativo) si è arrivati a elaborazioni completamente differenti tra loro; a dimostrazione del fatto che in architettura, come nella vita, una stessa questione può essere affrontata in molteplici modi a partire dall’approccio metodologico che si assume.”

I suoi lavori sono dei collage 2.0 e non si può fare a meno di notare la ricerca di un dialogo, una connessione tra paesaggio ed architettura nonché tra antico e moderno: delle perfette visioni urbane. Ma perché c’è questa costante reiterazione dell’arco nelle tue immagini?
“Sono partito, ormai da più di un anno, nella ricerca di un tema che da sempre mi affascina e che appresenta uno degli elementi più significativi dell’architettura: come il progetto influenzi, modifichi e suggestioni il paesaggio in cui viene collocato. La ricerca parte dal tema della mia tesi di laurea triennale sulle macchine d’acqua lungo l’acquedotto carolino, in particolare sui Ponti della Valle e dunque sulla tipologia costruttiva dell’arco e della reiterazione dello stesso. Tale architettura rappresenta un brano d’ingegneria civile unico nel suo genere, iconico, così determinate da diventare imprescindibile nel contesto naturale in cui si trova. Da qui l’idea e quindi la ricerca, di come un determinato elemento architettonico (quale l’arco replicato) influenzi, alteri e suggestioni i differenti landscapes in cui è collocato. In base alla scelta del paesaggio, che può essere una veduta settecentesca o un’illustrazione acquerellata, provo a riorganizzare l’ambiente rappresentato, mediante la matrice geometrica e ritmica propria della scansione ad archi tipica degli acquedotti. In alcuni casi, la sovrapposizione degli elementi va a costituire una quinta prospettica all’impianto scenico del dipinto, in altre situazioni, la stessa reiterazione, costituisce l’ampiamento non convenzionale (da qui alternative) degli elementi architettonici rappresentati o, infine, va a costituire una sorta di restauro paradigmatico (come nel caso del Porto mediterraneo) di ruderi o edifici incompiuti. In definitiva, tal volta questo processo appare efficace, quasi come se l’aggiunto fosse conseguenza naturale all’equilibro del soggetto scelto; altre volte invece, estraneo, quasi parassitario circa l’ambiente in cui viene calato. Ad ogni modo, questi lavori, potrebbero apparire come una spasmodica replicazione di elementi convenzionali e ben noti ma, l’intento è quello di provare ad osservare come gli stessi alterino inevitabilmente il paesaggio e con essi la percezione che lo spettatore ha; chiamato a reinterpretare, sfruttando le proprietà figurative dell’elemento arco e la sua moltiplicazione, lo stesso scenario.”



A postcard from mediterranean port / Alternative landscapes [Pietro Fabris - 1775 ca.]
A postcard from Rome / Alernative Landscapes [Gianni Battista Piranesi, 1748-1774]

A postcard from Venice / Alternative landscapes [Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, 1730 ca.]

A postcard from Salerno/ Alternative landscapes ( lavoro selezionato per 30>30)
A postcard from Florence / Alternative landscapes Edificio a torre in piazza della Signoria. [Thomas Patch - 1770 ca.]





Valentina Solano
Antonio Buonaurio


Altri articoli che potrebbero interessarti

0 commenti: