Pareti vuote da incubo? Come arredare con stampe e decori

Arredare le pareti

Nella fase di arredamento della casa un ostacolo da superare resta sempre quello delle pareti vuote. Come arredare con originalità le pareti del nostro appartamento?
Le fotografie ed i quadri d'autore sono un'idea fantastica ma molto spesso sono sopra il nostro budget.
In questo articolo sono riportati alcuni suggerimenti per arredare le pareti con stampe originali ed economiche.

Ad ogni immagine corrisponde il link per acquistarle, quindi non vi resta che scegliere le vostre preferite!


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Il valore della fragilità alla mostra belga "Reciprocity Design"

#InMostra
La parola design ad alcuni fa pensare a Massimiliano Fuffas, il sedicente e snob architetto, interpretato dal comico Maurizio Crozza. Ci viene in mente  qualcosa di elitario, come la ciliegina di una costosissima torta in stile gateau marriage, di una composizione glamour o peggio ancora come una griffe, infatti spesso si sentono frasi come: "questa lampada è di design". Oggi più che mai, bisogna ricordare le parole del grande Maestro Bruno Munari "il lusso non è un problema di design".
Tutt'altro che legata all'aspetto lussuoso del design è la terza edizione della triennale "Reciprocity Design Liège", che si terrà a Liège fino al 25 novembre curata da Giovanna Massoni, giornalista indipendente da vent’anni stabile in Belgio, le cui parole chiave sono: fragilità, design della cura , etica del progetto, precarietà, auto costruzione e sviluppo sostenibile.
L'anticonvenzionale contenuto della Triennale non è costituito da oggetti di tendenza, ma dai risultati di studi, laboratori e workshop iniziati nel 2017 articolati in 5 mostre e 5 location nel cuore di Liegi, 5 gallerie d'arte, 3 conferenze, 1 workshop.
Le principali sono:
-"Fragilitas", presso il museo "de La Boverie", che esplora il tema della fragilità umana, come malattia, povertà, età, disabilità come temi progettuali del design.
-"Confessions", a cura di "Fabrica" ed Oliviero Toscani. I ragazzi del laboratorio "Fabrica" hanno avuto carta bianca per presentare l'autoritratto delle proprie fragilità.
- "I nuovi oggetti (pedagogici)", mostra del concorso sul ruolo delle scuola di design esprime quanto questa possa gettare le basi per il nostro futuro economico e sociale.

Henry Ford affermava che "C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti". Purtroppo oggi la fetta di esclusi è ancora enorme. L'odioso Fuffas spesso intramezza i suoi sketch con la frase "abbiamo la tecnologia per farlo", riferendosi a progetti fantascientifici come portare le tubature sulla luna. Oggi abbiamo la tecnologia per farlo: non lasciare indietro nessuno!

Cinzia Candela 

Per i più curiosi alcuni link :

http://www.reciprocityliege.be/en/accueil/

Un "Ciabattino" campano conquista la Catanzaro Design Week

#InsideDesign

“PASTmeetsFUTURE”, il passato incontra il presente, è stato il tema della Indipendent Design Week, tenutasi a Catanzaro dal 20 al 23 settembre 2018, e ideata da "Officine AD", lo studio degli architetti Domenico Garofalo e Giuseppe Anania.
Lo scopo è“ creare connessioni tra l’esperienza dell’artigianato e la capacità di innovazione del design, per la progettazione di prodotti con origini radicate nella tradizione ri-pensati verso il futuro”. Sono stati quattro giorni di incontri, talk, workshop e mostre, con i compassi d’oro Setsu e Shinobu Ito come ospiti d'eccezione.

A vincere la terza edizione del "MATERIA Design Festival", è stato il progetto "Ciabattino", opera dello studio campano "400gon", composto da due giovani architetti di Napoli Andrea Arpenti e Marco Stradolini con la designer Tonia Petraglia.


Il ragù non deve ribollire in pentola, ma deve "pippiare" e tu, in pigiama , in tarda mattinata, di domenica, non fai il brunch, ma "la scarpetta". Quante volte, nell'arco della settimana o della giornata, immagini a quanto sarebbe bello, poter fare "la scarpetta", in barba al galateo, alle "cortesie per gli ospiti", ai programmi televisivi di cucina e le loro ricette complesse e raffinate, ad Alessandro Borghese ed a Masterchef! Facciamo cadere questo tabù! Evviva la scarpetta! Destino simile, fatto di omertosa bontà, per il "Morzello", piatto di carne e sugo, nonché storica merenda dei manovali catanzaresi.


Il modo per far uscire dalla clandestinità questi, che più che ricette, sono veri e propri riti culinari, è quello di restituirgli la dignità, progettandogli un apposito piatto. Ecco che i nostri giovani designer ci propongono "Ciabattino", un piatto ribelle, caratterizzato da una doppia curvatura interna che permette di ripulire più facilmente con il pane il sugo rimasto, mentre la curvatura esterna facilita il trasporto e l’appoggio su un piano, evitando scottature. Inoltre "Ciabattino" è corredato da un elemento in legno che funge da porta pane. Speriamo che questo oggetto di design arrivi presto negli store, per salvarci dallo snobbismo del buongusto e dal noioso bon ton! Viva la libertà in cucina e nelle nostre case.

Cinzia Candela 

Per i più curiosi alcuni link :

"MATERIA Design Festival"

La ricetta del "Morzello"

La ricetta del Ragù tradizionale napoletano:

Metropoli Novissima: assetti e scenari per le periferie in mostra

#InMostra

Il complesso Monumentale di San Domenico Maggiore di Napoli sarà la sede di una mostra senza precedenti: Metropoli Novissima.

Promossa dalla Fondazione Annali dell'Architettura e delle Città e curata dal Prof. Arch. Cherubino Gambardella, la mostra sarà interamente dedicata ai tessuti urbani periferici.

L'allestimento a cura dell' Arch. Simona Ottieri, intende proporre una riflessione sulle periferie aperta a nuove interpretazioni attraverso un racconto fatto di progetti architettonici e urbanistici di respiro internazionale. Lo spettatore viene accompagnato in un viaggio ricco di suggestioni in cui è possibile soffermarsi sui differenti scenari delle città di tutto il mondo.

Analizzando il lavoro di architetti e urbanisti che nel tempo hanno sviscerato e sviluppato l'enorme potenziale dei luoghi marginali, è possibile ridefinire il concetto di periferia e ritrovare nuovi spazi collettivi, luoghi di riappropriazione e di resistenza.


Il lavoro di oltre 40 progettisti sarà esposto per presentare diversi punti di vista sui luoghi marginali della città e per dare una risposta all'ultima sfida dell'architettura contemporanea: come affrontare il progetto del tessuto urbano periferico?

L'inaugurazione è prevista per mercoledì 10 alle ore 18.30 e sarà possibile visitare la mostra dal 10 ottobre al 15 novembre 2018, dal lunedì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.00 al Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore.

Progettisti in mostra

Alejandro Aravena

Aldo Aymonino
ArcheaBeL & NLArchitects
Stefano Boeri
Benedetto Camerana
Orazio Carpenzano e Mosè Ricci
Avenier Cornejo Architectes
Botticini + Facchinelli ARW- Camillo Botticini
Diller Scofidio + Renfro
Ecosistemaurbano
Atelier Alfonso Femia
Ricardo Flores & Eva Prats
Guillermo Hevia
Guidarini & Salvadeo
Jiakun architects
LANLAND, Andreas Kipar
Lot-ek
Francisco Mangado
El Equipo de Mazzanti
Rozana Montiel
Müller Sigrist Architekten
Noeroarchitects
NOWA, Marco Navarra
Openarch
Pietro Carlo Pellegrini
Gianluca Peluffo & Partners
Laura Peretti architect
Peripheriques
Piuarch
Politecnico di Torino (coord. Antonio De Rossi e Giovanni Durbiano)
Franco Purini
Gaia Redaelli
Renato Rizzi
Sauerbruch Hutton
Beniamino Servino
Cino ZucchiCittà Metropolitana di Napoli (coord. Elena Pagliuca)
Comune di Napoli (coord. Carmine Piscopo)
Università di Napoli Federico II (coord. Ferruccio Izzo)
Università della Campania Luigi Vanvitelli (coord. Efisio Pitzalis)
Ph. Mario Ferrara

Valentina Solano

Carlo Mollino e le suggestioni di futuro ad alta quota

#Funchitecture
C'era una volta una Torino che usciva dalla guerra ed entrava negli anni '50, capitale dell'auto e delle industrie, c'era il "treno del sole, che in sole 23 ore trasportava manodopera e speranze dal Sud Italia. C'erano i ricchissimi e c'erano i poverissimi, c'erano le menti più eccelse e gli analfabeti. C'era Carlo Mollino, che era architetto, poeta, designer, sciatore, pilota, fotografo, fotografo erotico ed esoterista.
Nasce nel 1905 a Torino, figlio unico, inquieto e viziatissimo dell'ingegner Eugenio Mollino, autore di ben 400 edifici. Nel 1930, non ancora laureato ma progettò una casa per vacanze a Forte dei Marmi e ricevette il premio "G. Pistono" per l'Architettura. Nel 1951 scrisse il trattato "Introduzione al discesismo", 212 disegni e 200 fotografie per  “avviare lo sciatore a trovare se stesso", perché anche l'atto della discesa va progettato ed affinato. Nel 1953, dopo aver pubblicato  i volumi "Architettura, arte e tecnica", divenne professore di  "Composizione architettonica", presso il politecnico di Torino, professione che esercitò fino alla morte. Pilota automobilistico, a metà degli anni 50 creò una macchina da corsa," il Bisiluro Damolnar", e  nel 1955 fece i 170 km/h alla Ventiquattr’ore di Le Mans. Si narra che la scintilla verso la progettazione, sia stato il romanzo "Viaggio intorno alla mia camera" di Xavier de Maistre, 42 capitoli, in cui gli oggetti evocano storie e riflessioni, mentre l'anima ed il corpo dialogano. Si sono scritti tomi enciclopedici su Mollino e sulle sue mille anime, conosciamolo attraverso alcuni dei suoi progetti più significativi.

Carlo Mollino architetto 

"Slittovia del Lago Nero ",1947 -Sauze d’Oulx
Dopo un periodo di funzionamento come stazione d'arrivo della slittovia che collegava il centro di  Sauze alle piste del  monte Triplex, 2.400 metri di altezza, la Capanna è stata trasformata in skilift nel 1964 ma
con il tempo è stata abbandonata. Nel 2011 si sono conclusi i lavori di restauro: questo particolare edifico, sembra un "Blockbau", le costruzioni composte da tronchi incastrati fra loro, tipiche dei paesaggio montani, appoggiato su moderno sistema di mensole in cemento armato. I perfetti rapporti geometrici legano l'archetipo al moderno.

“Casa Capriata”,progettata 1954 e realizzata nel 2010, Gressoney-Saint-Jean
Mollino presentò questo progetto in occasione della X Triennale di Milano (1954). "Casa capriata"  è un manifesto di sperimentazione di materiali e di tecniche costruttive, figlio degli studi sulla vernacolare architettura walser.
E' stata realizzata nell'ambito di un progetto di ricerca del Dipartimento di Progettazione architettonica e di Disegno Industriale del Politecnico di Torino, con la collaborazione del Comune di Gressoney Saint Jean, dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Torino e della Fondazione OAT.
In Italia fu forse il primo ad occuparsi di architettura bioclimatica, studiando l'architettura vernacolare per la sua efficienza energetica ed il suo uso dei materiali.

 "Teatro Regio", 1973, Torino
Nel 1936 un incendio distrugge il settecentesco Teatro Regio opera di  Benedetto Alfieri in piazza Castello a Torino. Nello stesso anno viene bandito un concorso per la sua ricostruzione, vinto dagli architetti Aldo Morbelli  e Robaldo Morozzo della Rocca, ma il progetto vivrà una lunga odissea di stop ai lavori, modifiche in corso d'opera, fino al 1965, quando l’amministrazione incarica l’architetto Carlo Mollino e l’ingegner Marcello Zavelani Rossi di un nuovo progetto tendendo conto delle parti già eseguite. I lavori dureranno dal 1967 al 1973. La pianta del teatro ricorda la forma di un corpo di donna. «Il teatro è la grande architettura-donna nel cui grembo nasce l’opera. L’interno, infatti, è tutto arrotondato, come un uovo: lo spazio diventa imprendibile a favore dell’opera che vi è rappresentata». La sala, a pianta ellissoidale, contiene 1398 poltrone e 31 palchi. Il suo immenso e scenografico lampadario è composto da 1762 sottilissimi tubi in alluminio con punto luce e 1900 steli in perspex riflettente che lasciando a bocca aperta gli spettatori ancora prima che cominci lo spettacolo!

Carlo Mollino designer

1949 "Arabesco"

Arabesco è tavolino da caffè, costruito grazie alla tecnica della curvatura a freddo del compensato, brevettata dallo stesso Mollino, ha una in rovere naturale e piani in cristallo temperato. La forma, non segue la funzione, ma la suggestione, infatti il tavolino ricorda il corpo di una donna sinuosa.

1949 "Cavour" 
Questa scrivania,realizzata per gli interni di Casa Orengo a Torino, è composta da  una struttura in rovere naturale su cui poggia un importante piano in cristallo, mentre la cassettiera e il vano porta-oggetti sono sempre in rovere naturale con parti a vista laccate in color nero lucido. Queste forme dinamiche e pulite sembrano fuggire lontano, quasi ad avvertire che, in futuro, ciò che si sarebbe scritto, sarebbe arrivato velocemente. Una profezia che da mail si sarebbe passato ad e-mail.

Carlo Mollino fotografo

"Vita di Oberon" è il titolo della sua autobiografia: Oberon è il re delle fate, della notte e del bosco in  "Sogno di una Notte di Mezza Estate" di Shakespeare. La fotografia permette a Mollino di essere Oberon, di creare i suoi mondi notturni fatti appunto di fate e suggestioni. Queste polaroid furono trovate chiuse in semplici buste bianche in un mobile di quello che oggi è il Museo "Casa Mollino". Non abitò mai in questo villino ottocentesco, lo arredò con tantissimi  riferimenti alla cultura egizia, come il letto a barca ed il tavolo che ricorda un monumento funebre,  non sapremo mai se lo percepiva come la sua  "piramide", custode della sua arte e del suo mistero, da svelare solo dopo la sua morte, oppure come  suo rifugio, sappiamo solo che qui furono scattate le polaroid e che qui venivano le sue muse. Qui venne scritto "Il Messaggio della camera oscura", forse la prima vera antologia dell'arte della fotografia. Ed in questa villa è stato girato per Sky Arte "Séance", un visionario film-documentario realizzato nel 2014 da Yuri Ancarani che cerca di condurci all'essenza di questo complesso e geniale artista.

Cinzia Candela 

Per i più curiosi alcuni link:

Intervista a Fulvio Ferrari , fondatore di "Casa Mollino"

Trailer del documentario "Séance" 

Le architetture fantasma di Edoardo Tresoldi

#Funchitecture
Il politico ed attivista Malcolm X affermava che La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l'uomo è ridotto al rango di animale inferiore". In questa epoca che pare non essere interessata né alla storia, né alla metafisica, il giovane artista Edoardo Tresoldi va completamente controcorrente e realizza opere etere, smaterializzate, che raccontano proprio il passato.



Edoardo Tresoldi nasce nel 1987 a Cambiago, in provincia di Milano, e comincia già a nove anni a prendere lezioni di disegno dal pittore Mario Straforini. In seguito frequenta l'istituto d'arte di Monza, dove apprende l'approccio progettuale architettonico. Nel 2009 si trasferisce a Roma per lavorare come scenografo per il cinema; esperienza che gli consente di formarsi tecnicamente, umanamente ed artisticamente. In quegli anni conosce il pittore e street artist Gonzalo Borondo, che lo spinge ad una maggiore esplorazione delle sue possibilità artistiche. Nel 2017 è stato inserito dalla rivista "Forbes"  tra gli under 30 più influenti al mondo.
Passiamo in rassegna alcune delle sue opere più importanti.
Il “Collezionista di Venti” (2013)

"Nelle città senza mare, chissà a cosa si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio."
Banana Yoshimoto

E' una istallazione permanente in rete elettrosaldata, realizzata in occasione della seconda edizione del "Mura Mura Fest"  di Pizzo Calabro. Un uomo seduto su un piccolo promontorio osserva il mare. Potrebbe pensare alla spesa da fare oppure a Kant ed alla critica della ragion pura, potrebbe essere un uomo del passato o del futuro. Racconta una storia semplice ed universale. Ci ricorda l'universale bisogno dell'uomo di riappacificazione con la natura e di raccoglimento. Così la definisce Tresoldi: “La trasparenza della rete dà al personaggio le sembianze di un fantasma, distaccandosi dall'essenza materiale degli altri elementi urbani, non imponendosi nel 'quadro paesaggistico', ma giusto ad accennare la sua presenza. La rete è meravigliosa”.
"Lift" (2015)

"Per me la vera ribellione consiste nel guardare un cielo azzurro fino a che l’identità non si sia disgregata per la meraviglia"
Fabrizio Caramagna

In occasione dell’edizione 2015 del "Secret Garden Party", festival musicale di Abbots Ripton nei pressi di Huntingdon in Inghilterra, Tresoldi ha creato quest'istallazione temporanea: una cupola di rete metallica sospesa nel cielo. La cupola, significante, archetipo architettonico, rappresentazione simbolica della volta celeste, qui si fonde con il cielo, significato, in un sapiente gioco semantico e volumetrico sotto la luce del sole.

"Basilica di Siponto" (2016)

" Salvatore: <Esattamente, Wasserman, chillo ca ha azzeccato ‘a stanza ‘e bagno ‘n faccia ‘o muro! Ora vengo a voi, e questa è la mia domanda, due punti: secondo voi, questo muratore del 3000 che cosa penserà di aver trovato? Un capolavoro? O ‘nu cesso scassato?>
Professor Bellavista: <‘Nu cesso scassato!"
Tratto da "Il mistero di Bellavista" (1984) di Luciano De Crescenzo

E' un installazione permanente realizzata nel Parco Archeologico di Siponto, che ricostruisce in una chiave contemporanea, fatta rete metallica, l’antica basilica paleocristiana, attigua alla basilica medievale di Santa Maria Maggiore. Il progetto è stato promosso dal Segretariato Regionale MIBACT e dalla Soprintendenza Archeologia della Puglia.
La maestosa scultura, 14 metri,  4.500 mq di rete metallica elettrosaldata per 7 tonnellate di peso, crea un dialogo inedito fa antico e contemporaneo. L'autore afferma che: "la potenza visiva si basa sull’imprescindibile necessità di far coincidere arte, paesaggio, storia e ambiente circostante conformandosi quindi come uno sviluppo artistico della concezione classica di restauro, un’innovativa rilettura dell’archeologia realizzata con il supporto dell’arte contemporanea."
Grazie a questa istallazione, il parco ha ottenuto un notevole incremento di visitatori, che per la prima volta hanno trovato una risposta comprensibile da tutti alla semplice ma importate domanda: "Com'era questo posto in origine?".  Una splendida ed efficace Biblia pauperum dell'archeologia.  Quest'opera riesce, esattamente come le piccole Bibbie a "fumetto", a toccare l'anima ed istruire i lettori analfabeti (funzionali) ed a suscitare meraviglia ed introspezione nei lettori istruiti. A Salvatore, il fido discepolo del professor Bellavista, è stata data la possibilità di imparare dalla bellezza, che come disse Dostoevskij, "salverà il mondo".

Etherea  (2018)
"La misura del cielo è pari allo spazio da cui lo si contempla”
Norberg-Schulz

Etherea è un istallazione temporanea ideata per il "Coachella Valley Music and Arts Festival", uno degli eventi musicali più importanti e attesi al mondo, a cui partecipano artisti del calibro di Beyoncé ed Eminem. L’opera è composta da tre sculture trasparenti ispirate alle architetture barocche e neoclassiche, dalle forme identiche ma di dimensioni diverse, disposte assialmente secondo altezze crescenti di 11, 16,5 e 22 metri.
Tresoldi afferma che tutto cominciò con i casotti abbandonati e degradati nei campi ed il suo umano ed universale bisogno d'immaginare storie e forme. Sarà forse per questo che le opere di questo giovane artista riprendono un dialogo antico ed interrotto, sanno di vento e di cielo e sembrano essere pienamente in contatto con il genius loci dei luoghi 

Cinzia Candela 


Per i più curiosi:
Per chi non ricordasse la scena del Professor Bellavista:

Earth Architecture Workshop: l'Africa come maestra di vita e di architettura

#Workshop

Il life coach Michael Althsuler afferma che  "La cattiva notizia è che il tempo vola. La buona notizia è che sei il pilota.". Un modo davvero costruttivo, sia in senso letterale, sia in senso lato, è partecipare a  "Kalì | Earth Architecture Workshop", che si svolgerà  ad Abetenim , Ashanti Region, Ghana , presso l’"Abetenim Arts Village" dal 1° Settembre al 1° Dicembre 2018, con la possibilità di partecipare anche per una sola settimana. Questa è la timeline per partecipare: 

Dal 1° al 30 Settembre 2018_ SCADENZA ISCRIZIONI: 30 Giugno.
Dal 1° al 31 Ottobre 2018_ SCADENZA ISCRIZIONI: 30 Luglio.
Dal 1° al 30 Novembre 2018 _ SCADENZA ISCRIZIONI: 30 Agosto.


Ma prima di fare le valigie, lasciamoci condurre alla scoperta di quest'occasione dalle due organizzatrici  Irene Librando e Nadia Peruggi, laureande presso l'Università degli studi di Napoli Federico II:  



Qual è l'obiettivo del "Kalì | Earth Architecture Workshop"?
L’obiettivo del workshop è quello di costruire un’aula/laboratorio per la scuola di arti e mestieri fondata dalla Nka Foundation nel villaggio. Infatti, la Nka ormai da più di 10 anni opera in tutta l’Africa subsahariana, dove ha fondato una serie di villaggi dell’Arte in cui organizza workshop di architettura in terra cruda appunto con lo scopo di costruire scuole. In particolare, nel villaggio di Abetenim, che si trova nella Regione Ashanti, lontano da mare e fiumi e nel bel mezzo della foresta tropicale, il problema dei giovani è che dopo aver ricevuto l’istruzione obbligatoria non hanno mezzi per trovare un lavoro, a causa del fatto che piove solo per 2 mesi l’anno e non è facile praticare attività agricole. Perciò l’obiettivo della Nka Foundation è puntare sulle arti, l’architettura e l’artigianato utilizzando i materiali locali come appunto la terra. Infine, oltre a dare la possibilità di avere una scuola di specializzazione a tutti i ragazzi di Abetenim e dei villaggi vicini, è possibile in questo modo sperimentare nuovi approcci per costruire in terra in modo da superare alcuni dei problemi dell’architettura vernacolare come la mancanza di fondazioni adeguate, di una buona protezione contro la pioggia per le murature e di sistemi per la raccolta dell’acqua piovana.

Come si svolge il workshop? Com'è la giornata tipo del volontario?

Il workshop si divide in 5 fasi principali: una breve fase di analisi del sito e dell’architettura vernacolare del posto, e poi 4 fasi, di durata dalle 2 alle 4 settimane, dove ci occuperemo della costruzione di fondazioni, muri in terra, copertura, arredi e finiture. Tutte le fasi saranno supervisionate dal coordinatore della Nka Foundation e accompagnate dall’esperienza degli operai specializzati locali e di un gruppo di studenti che imparerà con noi come progettare un edificio. La giornata tipo del volontario inizierà con un meeting dove organizzeremo insieme il lavoro e le mansioni della giornata. Ognuno potrà occuparsi, nei limiti delle sue possibilità e interessi, di una parte del lavoro da svolgere. Inoltre discuteremo insieme delle decisioni da prendere durante l’avanzamento del cantiere per quanto riguarda i materiali e le tecniche costruttive da adottare. Il weekend invece sarà libero per permettere a tutti di esplorare il villaggio e i luoghi vicini, e si organizzeranno gite in tutta la regione di Ashanti. 


Per quanto tempo è consigliabile prendere parte al workshop?

La partecipazione minima è di una settimana. Ovviamente è consigliabile rimanere quanto più tempo possibile per avere un’esperienza personale più completa.
E' costoso?
La NKA fornisce un terreno edificabile e dei coordinatori sul posto, ma ogni progetto è autofinanziato: i materiali e gli utensili da costruzione e la manodopera locale sono pagati con le quote di partecipazione dei volontari e le raccolte fondi. Oltre questo la vita nel villaggio ha dei costi bassissimi, e anche sui voli è possibile risparmiare prenotando con un po’ di anticipo. Considerato però che per organizzare il viaggio c’è bisogno di almeno un mese e mezzo (o più se non si è in possesso di passaporto), la spesa è dilazionata nel tempo.
In ogni caso è un’esperienza dal valore inestimabile non solo dal punto di vista accademico ma soprattutto da quello personale!

Perché dovrei partecipare?

Per uno studente o un laureato in architettura è un modo per fare esperienza sul campo, sia per quanto riguarda la gestione del cantiere sia per lo studio di tecniche costruttive alternative e sostenibili, che spesso non vengono approfondite durante i corsi universitari. Inoltre, come abbiamo già detto, quella del volontariato è un’esperienza arricchente e valida soprattutto sotto il profilo umano. Questa è un’occasione non solo per imparare qualcosa e aiutare gli altri, ma anche per visitare un luogo meraviglioso che non è la classica attrattiva turistica.


È adatto a tutti? Persino a Paris Hilton? A parte gli scherzi quanto spirito di adattamento è richiesto per partecipare?

C’è sicuramente bisogno di avere voglia di vivere un’avventura. Durante il viaggio si ha la possibilità di fare tappa ad Accra, la capitale, che è un esempio di città in via di sviluppo in Africa subsahariana. Questo si confronta con la vita del villaggio che è molto meno frenetica e in cui si vive il “tempo africano” a pieno.
Comunque sia il viaggio che la Guest House dove i volontari alloggeranno sono a portata di tutti: c’è bisogno di un po’ di curiosità per confrontarsi con una nuova cultura e un ritmo di vita diverso dal nostro, ma è un’esperienza adatta a tutti.



Com'è nato questo workshop?
Noi siamo state a Sang come volontarie l'anno scorso, e dopo questa esperienza che ci ha cambiato la vita, abbiamo partecipato e vinto a Gennaio 2018 il concorso internazionale di architettura "Reinventing an African Mud House", indetto dalla NKA. Il nostro intento è proseguire il lavoro che è stato iniziato durante questi anni dalla Nka Foundation ed aiutare gli studenti della scuola di Abetenim ad imparare un mestiere con cui sostentarsi.
Fateci sognare, raccontateci del Ghana e dei villaggi dell’arte

Il Ghana è stato il primo paese dell’Africa subsahariana a ottenere l’indipendenza dal Regno Unito ormai 60 anni fa.  Nonostante sia culla della convivenza tra numerose etnie e religioni è un luogo pacifico, un vero e proprio paradiso tropicale che ancora non è stato contaminato dallo sviluppo urbanistico folle che negli ultimi anni ha snaturato le tradizioni di molti paesi Africani.
Nelle aree rurali si vive secondo i ritmi dettati dalla natura. In questi luoghi è il “tempo africano” a dare un inizio e una fine al giorno, che inizia con le prime ore di luce e termina al tramonto, e nonostante le persone vivano senza i comfort a cui siamo abituati noi Europei, sono molto più sereni di noi. Non abbiamo visto neanche un bambino piangere in 3 settimane di viaggio.
Il villaggio di Sang dove siamo state, si trova nella Regione Nord, tra le città di Tamale e Yendi. Sang è famoso nella regione per il mercato che si tiene settimanalmente dove gli abitanti vendono cibo, tessuti e abiti tradizionali e altre tipologie di oggetti, spesso fatti a mano. Una delle arti tradizionali più praticate è quella della sartoria: ci sono molti chioschi dove è possibile portare le stoffe comprate al mercato e farsi cucire abiti su misura. Ed è questo uno dei motivi per cui abbiamo basato il nostro concept di progetto non solo sulla struttura a corte della casa tradizionale, per cui la vita è vissuta all’esterno e non negli spazi chiusi, ma soprattutto sull’uso delle tende che ci faremo realizzare dalle sarte del villaggio per rendere modulabili le ombre nelle aree attrezzate esterne alle unità in terra.

Abetenim si trova più a sud, nella regione di Ashanti, vicino la città di Kumasi, la seconda più grande del paese. Tale regione è ricca di culture e tradizioni e si praticano arti come la tessitura di abiti “Kente” e le stampe dei famosissimi simboli “Adinkra” (una sorta di portafortuna). Il villaggio è più facilmente raggiungibile di Sang, ed è abbastanza vicino all’area del lago di Volta, dove sono presenti riserve naturali e parchi nazionali. I volontari avranno modo di sperimentare la vita del villaggio e visitare una delle zone più belle del Ghana nei weekend.

I volontari vengono accolti nei villaggi dell’arte in maniera più che calorosa: non si riesce ad attraversali senza essere salutati da tutti e soprattutto dai bambini, che adorano i “Siriminga” (persone bianche, nel dialetto locale) e che quando finiscono le ore di scuola fanno a gara per venire a giocare con noi.


Per chiunque fosse interessato a partecipare, le date e i tempi di permanenza sono scelti arbitrariamente dai volontari. Per ricevere il booklet informativo di più di 20 pagine con tutti i dettagli riguardo al workshop, al viaggio, al vitto e alloggio ed altro, è possibile contattarci all’indirizzo: workshopkali@gmail.com.



 Inoltre lasciamo i link al nostro sito, alle nostre pagine social e soprattutto alla nostra raccolta fondi online, per chi volesse contribuire a dare un futuro ai ragazzi di Sang (anche pochi euro fanno la differenza nel villaggio).










Intervista di Cinzia Candela