“Waintig for the Sibyl and the other stories”: William Kentridge alla Galleria Lia Rummo di Milano
L’arte può salvarci da molte cose, uno dei modi in cui può farlo è farci immaginare che possa esistere un mondo migliore. Vi portiamo alla scoperta di uno dei più multiformi e visionari artisti del nostro tempo: William Kentridge.
Artista e regista contemporaneo
di grande fama, William Kentridge nasce a Johannesburg il 28 aprile del
1955, proprio quando l’Apartheid e le
politiche di segregazione erano all’apice della loro espansione. Figlio di
avvocati liberali, impegnati civilmente e socialmente nella lotta contro ogni
tipo di discriminazione e soppressione, Kentridge scoprirà in tenera età, un mondo,
come affermerà egli stesso, “fatto di
variabili ed assurdità”, e che gli farà cambiare, se pur così giovane, la
totale percezione del mondo in cui viveva. L’episodio della sconcertante
scoperta, a soli sei anni, sulla scrivania del padre delle prove dell’orrore
del massacro di Sharpeville - nel periodo di massima intensità delle proteste popolari - sarà per Kentridge traumatizzante e
segnerà la vita dell’artista al punto tale da divenire tema fondamentale e
fulcro centrale di tutta la sua produzione artistica. Per tutta la vita, infatti,
attraverso le sue opere, egli cercherà di dare voce alle oppressioni, alle
segregazioni, e alle discriminazioni del popolo africano.
La produzione artistica di
Kentridge spazia da quella cinematografica e teatrale, fino alle sculture, alle
tecniche di streert art e collage, dalle incisioni ai disegni con il
carboncino. In particolare, l’artista si avvale spesso nelle sue
videoinstallazioni, di tecniche di animazione che in qualche modo sembrano dar
vita a tutti i suoi disegni, dal momento della loro creazione al momento in cui
vengono trasformati in qualcosa di diverso, divenendo un altro racconto. Celebre
anche la sua perfomance di Land Art sul Lungotevere di Ponte Sisto a Roma, nel
2016, dove, in occasione del Natale di
Roma, concepì Triumph and Laments, un fregio lungo 500 metri che da Ponte
Sisto attraversava il cuore di Roma. Il fregio non era un disegno, ma bensì una
sottrazione. L’artista applicò la tecnica dello stencil sul muraglione del
lungotevere in modo tale che tutto lo smog e l’inquinamento accumulatosi da
anni sulla superficie fosse immortalato dall’artista nelle figure del suo
fregio, eliminando per sottrazione tutto il resto con una idro pulitrice.
L’intervento oggi non è più visibile poiché l‘inquinamento e il deposito
superficiale, come previsto anche da Kentridge stesso, è tornato sulla
superficie del muraglione confondendo i tratti dell’opera.
E così, Waiting for the Sibyl, è una mostra che accoglie molte opere differenti, dalla videoinstallazione sul colonialismo che denuncia l’enorme quantità di africani impiegati nella Prima Guerra Mondiale, alle sculture che cambiano forma a seconda di dove le si osserva.
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WIKE-786 Lexicon, 2017 Set of 44 small bronzes; WIKE 791 Paragraph II, 2018 Set of 23 bronze sculptures |
Tra le accecanti pareti bianche della galleria spiccano infine le grandi querce dipinte con profondi e decisi tratti neri, e le grandi foglie di quercia a ricordare quella Sibilla - oracolo antico - interrogata anche da Dante per conoscere il proprio futuro, che era solita trascrivere i propri responsi sulle foglie di quercia. Il vento dell’antro di Cuma, però, disperdeva le foglie ingarbugliando il destino di chi era venuto per avere certezze. L’attesa della Sibilla non è altro che l’attesa di un destino fuggente sul quale sappiamo di non avere potere.
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WIKE 815 Drawing for Waiting for the Sibyl (Female figure dancing), 2019 Pastel on pages from Dante Alighieri Chiose alla Commedia |
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WIKE 791 Paragraph II, 2018 Set of 23 bronze sculptures |
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WIKE 838 Leaf/Ampersand, 2019 Steel |
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WIKE 793 Drawing for Waiting for the Sibyl (It reminds me of something), 2019 Indian Ink on found pages |