Prato della Fiera a Treviso: ieri, oggi, domani

20:40 Cinzia Didonna 0 Comments

 #Boundary
<<Nobile, ricca, e di tutte le arti liberali e meccaniche abbondante>> viene definita con queste parole la città di Treviso da G. Bonifacio. La struttura di oggi è il risultato di un processo continuo di rifondazione nel tempo, in cui la città ha rimesso in discussione l'impianto urbanistico, gli edifici e il loro uso. 
L'aspetto topografico e, in particolare, l'idrografia risulta fondamentale nel caso di Treviso, se si pensa che tutte le descrizioni conosciute della città, a partire da Plinio nell'"Historia Mundi", iniziano con una descrizione dell'assetto idrografico della regione urbana.
Mappa quartiere "La Fiera"
L'attuale intimo legame tra l'edificato e le acque, che costituisce la particolarità morfologica dell'area murata di Treviso e che rende il Sile un elemento fondamentale del paesaggio urbano, nasce dal rapporto funzionale tra città e fiume. Il Sile ha assunto il carattere di corso d'acqua urbano, con l'esaurirsi delle sue funzioni di scala extraurbana, esterne alla città, è ancora oggi un percorso di collegamento tra la parte dentro e della fuori le mura, tra le aree urbane esterne al centro storico di Treviso, come il quartiere Fiera.
Era presente il primo porto fluviale come terminal di smistamento del traffico mercantile e come cantiere di riparazione e di ricovero per le imbarcazioni; vicino il porto si viene a formare un mercato annuale, detto di San Michele, che si teneva su un ampio prato, in un terreno ricavato da un'ansa del fiume. Questo mercato o fiera diventerà sempre più importante fino al punto che questa porzione di area urbana ne prenderà il nome, identificandosi con la funzione che periodicamente accoglieva. 
Con il tempo il quartiere Fiera diventa uno dei poli industriali della città e alla florida attività produttiva si oppone l'arretratezza dell'edilizia abitativa, tanto da identificare la parte residenziale come ghetto abitativo, con una popolazione anziana ed economicamente debole.
Fiera di San Luca- Foto Archivio Storico Trevigiano
In queste condizioni, il prato si configura come elemento vitale: continua infatti ad ospitare la fiera di S. Luca, ormai diventata festa popolare per tutta la città, che occupa il "prato" per 15 gironi in autunno e per il resto dell'anno, se si escludono sporadici spettacoli, l'area rimane inutilizzata. Oggi vediamo un luogo caratterizzato da una particolare atmosfera, che ci porta indietro negli anni in cui la prima periferia si confondeva con un territorio agreste con piccole case con orti e alberi da frutto.
Oggi il Prato della Fiera risulta uno spiazzo informe, un campo parzialmente con del verde, un punto di incontro per gitanti, sportivi e famiglie che qui lasciano l'auto per passeggiare lungo il fiume.
Rappresenta un'area dalle grandi potenzialità naturalistiche e paesaggistiche ma per una parte snaturata dagli insediamenti industriali. Spazio al margine della città, area di frangia, zona di confine tra aree destinate all'agricoltura tradizionale e territori dell'urbanizzazione diffusa; è uno spazio di mediazione fra la dimensione del costruito e quella territoriale.
Prato della Fiera, oggi
Fiera, zona di margine, svolge un ruolo essenziale alla riconversione delle aree urbane in chiave sostenibile. Il margine spesso viene inteso come confine, imposto da delimitazioni su carta dell'uomo, o nei casi più fortunati dalla natura. Il progetto architettonico e urbano del limite riguarda trasformazioni ad ampio respiro, dovrebbe instaurare relazioni con il paesaggio intorno; in questo modo diviene l'occasione di dilatare gli orizzonti urbani verso il territorio. Partendo dalla vocazione economica dei luoghi, con il recupero della produzione di luoghi oggi svuotati dai processi di de-industrializzazione e la rivitalizzazione dei centri storici. L'economia della conoscenza trova nella città e nei luoghi al margine il proprio spazio per la ricerca e la nuova economia 4.0. Oggi si punta a far diventare il prato un grande laboratorio per la città, spazio per l'intrattenimento e non solo, ridandogli l'identità persa.

Cinzia Didonna


Per approfondire:

Bibliografia
C. Lamanna, F. Pittaluga, Treviso: la struttura urbana, Officina, Roma, 1982.

Altri articoli che potrebbero interessarti

0 commenti: